[Testimonianza GP2, Roma] "Che tipo di dialogo nascerà là dove non viene considerata la verità?"

Eva Laszlo, arrivata all'Istituto più di dieci anni fa, ci racconta la sua esperienza dopo aver conseguito una licenza, un dottorato e essere un studentessa attuale del master in Consulenza Familiare al GP2. Condivide con noi anche la sua lucida opinione sui cambiamenti in corso nell'Istituto e sui licenziamenti dei nostri professori



La mia storia al GP2

Conosco l’Istituto Pontificio Giovanni Paolo II da più di dieci anni. Io, come la maggior parte degli studenti, provengo dall’estero. Prima di iscrivermi a questo Istituto, ho conseguito una laurea breve per poter insegnare italiano come lingua straniera ai bambini e ho anche conseguito il titolo, della durata di cinque anni, di Baccalaureato in Sacra Teologia con un taglio radicato nella Bibbia e meno negli studi di san Tommaso. La mia Alma Mater fu messa in piedi dopo la caduta di 40 anni di dittatura comunista. I miei professori erano alcuni diocesani che spesso venivano denunciati all’interno della Chiesa informando lo Stato; e altri, invece, erano dell’ordine dei Gesuiti, e quest’ultimi erano costretti a volte a lasciare il paese a causa della loro vocazione, e questo accadeva o/e perché erano “pericolosi”, incontrollabili a causa di Gesù Cristo e della Chiesa. “In effetti la Verità ci fa liberi”. Oggi ancor più di prima servirebbero delle persone che studiano e annunciano la Verità sull’uomo e sull’amore umano in quanto il mondo si dindola nei risultati delle scienze.


Dopo aver quasi finito i miei studi di baccalaureato ho raccontato al mio professore di teologia morale di voler iscrivermi all’Istituto dei “conservatori”. Béla Somfai SJ fu un grande professore, coetaneo e della scuola dei pensieri molto simili a quelli di papa Francesco. Sinceramente egli non era d’accordo con la mia scelta, ma penso che la sua preoccupazione fosse inutile. D’altra parte mi ricordo quando il prof. Melina, allora vicepreside dell’Istituto, mi disse che se il mio desiderio era poter studiare la famiglia con un approccio socio-psico-pedagogico l’Istituto non poteva essere la mia scelta.


Dopo tutte queste premesse inaugurali mi sono iscritta all’Istituto e non mi sono mai pentita di questa mia scelta. Ho seguito prima il percorso di studi della licenza in Sacra teologia del Matrimonio e famiglia e poi anche quello di dottorato e infine mi sono iscritta anche al master in consulenza familiare. Devo dire che ho avuto all’inizio delle difficoltà nell’apprendimento avendo studiato più psicologia, pedagogia, esegesi biblica e altro ancora che san Tommaso, ma avendo sentito due poli diversi di teologia morale ho imparato ad ascoltare e, spero, anche a valutare, bilanciare le situazioni e a discernere la “Verità”.



I cambiamenti

Quando nel 2018 ho cominciato a sentire dei cambiamenti non è emerso in me nessun sospetto o perplessità, in quanto sono la prima a votare di aggiornare il linguaggio ma non il contenuto della teologia e questo ai fini di aiutare il pastorale delle famiglie e delle coppie, come ho visto per esempio durante i corsi del master in consulenza familiare in cui vedevo un rapporto reciproco tra i miei studi e la professione del mediatore. Aggiornare e allargare gli orizzonti si fa costruendo e non distruggendo!


Mi sono scandalizzata però sentendo dei licenziamenti di certi professori che con i loro nomi accreditavano l’università. Penso che sia vergognoso quando per una politica sbagliata per trasformare la teologia a una scienza ibrida si buttino fuori i professori Grygiel, Melina, Di Pietro e altri ancora. Mi chiedo: “Che senso ha una licenza in teologia delle scienze del Matrimonio e della famiglia se è privata del suo fondamento sicuro costruito sulla roccia della Verità?”. Faccio un esempio: mio padre era ingegnere, progettava case e strade e ogni tanto gli chiedevano dei consigli su come poter ingrandire una casa. Devo dire non ho mai sentito di dover rovinare le fondamenta e di costruire su queste rovine instabili il nuovo palazzo. Le fondamenta o vanno distrutte e si costruisce un nuovo palazzo senza memoria del vecchio oppure se stanno in buona qualità si possono rafforzare. Che senso ha lasciare il nome di Giovanni Paolo II nel nuovo Istituto se viene abolito del tutto il suo pensiero? Abbiamo sentito diverse scuse e argomentazioni in merito ai diversi licenziamenti che però non reggono.


Prof. Melina riesce a presentare le sue materie in maniera coinvolgente per un pubblico di mille lingue che non è una dote da disprezzare oltre alla sua fama internazionale. I suoi corsi di morale fondamentale servono non solo per livellare i buchi degli studi degli studenti provenienti da tutto il mondo, ma vanno oltre un corso di primo grado accademico in Sacra teologia, e questo in quanto approfondiscono problematiche di attualità in ambito della vita umana e dell’amore umano. È sempre aggiornato e preparato. A motivo di ciò, la scusa usata per mandarlo via e cioè che il suo corso è una ripetizione del corso di teologia morale fondamentale che è già presente nel primo ciclo di studi, è inutile. Questa accusa non ha dei fondamenti, ma se al Mons. Sequeri non bastava poteva chiedergli di focalizzarsi solo e soltanto sulla morale coniugale e familiare invece di assumere un professore sconosciuto e di fuori. Tra l’altro nei piani di studi hanno inserito anche il corso di latino. Forse sono pochi a sapere che senza latino non si prende il baccalaureato in sacra teologia.


Chi non lo conosce sembra giustificato il licenziamento del prof. Grygiel per la sua età di 85 anni, ma noi che l’abbiamo conosciuto ed eravamo accolti col suo sorriso possiamo dire che è molto più lucido dei suoi accusatori. Lui è lo spirito, il “nonno” del nostro istituto. La sua presenza è testimone dell’esperienza e della saggezza di san Giovanni Paolo II. Ma la “modernità” non sa cosa fare dei vecchi e perciò li elimina per non confrontarsi più con loro. Mi viene la domanda: “chi agisce in questa maniera che tipo di amore vuole parlare alle famiglie?”.


Il nuovo statuto pretende di dare più spazio alle scienze umane, ma a questo punto però come si spiega il licenziamento del prof. Belardinelli, professore di sociologia; oppure di M. Grygiel, professoressa di psicologia; e della professoressa di bioetica Di Pietro, il cui nome è noto in tutta l’Italia.


Se si slegano gli studi teologici dalle sue radici prendendo il gusto da una società liquida saremo ancora veri e responsabili testimoni dell’amore di Cristo nel mondo? A che cosa serviranno dei corsi senza fondamenta? Se uno dà una visione ai piani di studi del vecchio ordinamento e scarica quelli provvisori del nuovo ordo riesce a capire quanto l’eredità di san Giovanni Paolo II, e tramite lui quella di san Paolo VI, è venuta meno per colpa di un lobby ancora sconosciuto alla maggior parte dei lettori.


Io sono grata di aver studiato dai grandi e, come sia giusto in una famiglia, auguro anche alle future generazioni, ai nuovi studenti di poter studiare da loro. La teologia della famiglia e del matrimonio non è la somma delle scienze, non può essere assorbita dalla psicologia, dalla pedagogia, dalla sociologia. Essa deve riflettersi sulla storia della salvezza dell’uomo che trova la sua origine nella Verità. Il mondo ha bisogno dei teologi sorveglianti che proclamano la Verità dell’amore umano e, a partire da questo orizzonte, si incomincia il dialogo con le altre scienze. Noi teologi non dobbiamo né conservare per noi e nemmeno modificare l’insegnamento sulla Verità dell’amore. Il nostro compito è di custodire nella sua interezza quell’insegnamento sull’uomo che i santi papi ci hanno lasciato per poter poi trasmetterlo alle nuove generazioni e di favorire così un dialogo con gli esperti delle diverse scienze nella Luce o non sarà teo-logia.


Eliminare dei professori che si ispirano alla traditio cristiana e scrivere sulla bandiera dell’istituto il motto “noi siamo per il dialogo” ci fa sorgere la domanda: che tipo di dialogo nascerà là dove non viene considerata la verità?



Eva Laszlo



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