[Testimonianza] "Mi hanno trasmesso un clima familiare e un'accoglienza in primo luogo come persona"


Gli eventi degli ultimi mesi mi hanno invitato a ripercorrere gli anni del mio corso di studi presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II ed ho ritrovato nella documentazione personale attestazioni delle attività alle quali ho potuto partecipare dal 2002, anno della mia iscrizione al Master in Bioetica, nonché Depliant risalenti agli anni dal 2003 ad oggi sui seminari di aggiornamento, Conferenze, Anniversari (in particolare quello nel 2006 per il 30° del quale possiedo come ricordo una foto nella quale saluto Papa Benedetto XVI, in Aula Clementina vicino a Suor Alma, l’amorevole bibliotecaria), che ho “archiviato” per mia memoria personale o forse per deformazione professionale.

Ho steso pertanto alcune righe di testimonianza personale, poiché, essendo una studentessa iscritta nel 2002 e che ha conseguito il titolo nel 2005, quando l’Istituto era ancora parte della PUL, ritengo possa essere ritenuta una testimonianza di studente “storico”, oltre che docente del Diploma in Pastorale Familiare durante i corsi estivi negli anni 2009, 2011, 2013, 2015, 2017 e del Master di II livello in Consulenza Familiare offerto insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 2018.


Sono una donna laica di 41 anni, di professione avvocato, dottore di ricerca in Storia e Teoria del diritto europeo, titolo conseguito presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” a seguito di una permanenza come Visiting PhD a Vienna, dove ho vissuto per 4 anni partecipando all’esperienza della missio ad gentes, e ringrazio infinitamente Dio che mi ha regalato un tempo di formazione dal 2002 al 2007 all’Istituto Pontificio Giovanni Paolo II, che porta il nome del Santo Pontefice eletto nel 1978, anno della mia nascita. Nell’Istituto non ho incontrato rigidità e astratto legalismo ma accoglienza amorevole di pastori che hanno versato balsamo sulle mie ferite. Ho sperimentato anche un grande arricchimento a livello umano, relazionale e di comunione ecclesiale, grazie all’incontro con studenti provenienti da tutte le parti del mondo.

San Giovanni Paolo II ha anche tanto ha incoraggiato il cammino di fede, nel quale ho ricevuto un’iniziazione cristiana, e una così grande eredità ha lasciato al popolo di Dio con la teologia del corpo, frutto della sua vita di fede oltre che della sua eccellente preparazione accademica in campo filosofico e teologico morale.

Durante tutti questi anni di formazione fino ad oggi ho beneficiato dell’insegnamento della teologia del corpo delle catechesi del mercoledì, fedelmente riportate dai catechisti, che mi hanno aperto le porte della Grazia: a me che ho messo in discussione e rinnegato la fede, pur ricevuta dai miei genitori, negli anni dell’adolescenza. La mentalità comune, il pensiero unico in quel momento di crisi mi hanno assecondato nel proposito di cercare in esperienze effimere ed edonistiche la felicità alla quale, pure, ero chiamata.


Al contrario l’allontanamento dalla fede ha generato in me un oscuramento di senso tale da farmi cadere in una profonda angoscia esistenziale, dalla quale solo grazie all’annuncio kerygmatico ricevuto dai catechisti dell’amore di Gesù Cristo risorto e vittorioso sulla morte per me, prigioniera della morte, sono potuta uscire. Della formazione ricevuta in quegli anni devo un ringraziamento speciale al Santo Giovanni Paolo II che ha effuso tanta ricchezza di elaborazione catechetica sul significato sponsale del corpo non solo durante tutto il suo pontificato, ma già dagli anni della sua carriera accademica.

Devo un ringraziamento speciale al Santo Giovanni Paolo II per le Giornate Mondiali della Gioventù che - da quella del 1991 a Częstochowa, alla quale ho partecipato all’età di 13 anni, Denver 1993, Parigi 1997, Roma 2000, Toronto 2002 - hanno scandito la mia vita e mi hanno permesso di fare esperienza di comunione fraterna ed ecclesiale nonché della realtà del pellegrinaggio, come paradigma della vita del cristiano.


Ho potuto ricevere da lui una benedizione personale nel luglio del 1997 quando tutta la mia famiglia ebbe l’onore di incontrarlo dopo un’udienza del Mercoledì in occasione del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di mio zio Mons. Nicola Di Comite, già Vicario Generale della Diocesi di Taranto.

Grazie alla grande ricchezza ricevuta attraverso un cammino di iniziazione cristiana ho desiderato approfondire, dopo la Laurea in Giurisprudenza conseguita nel 2002 presso l’Università La Sapienza di Roma in Storia del diritto italiano su “I diritti del nascituro nei codici civili italiani del XIX secolo”, le tematiche della difesa della vita umana nascente all’Istituto Pontificio Giovanni Paolo II, presso la Pontificia Università Lateranense, consigliata in questo da un catechista itinerante.


Avevo 24 anni e non avevo interesse per la teologia, ritenendola per i religiosi. Eppure le lezioni dei professori dell’Istituto mi hanno presentato una teologia anche per i non teologi, calata nella vita, per nulla astratta: parlavano di significato del corpo e della sessualità, dell’affettività e della famiglia, tutte realtà del mio vissuto. Mi hanno trasmesso un clima familiare e un’accoglienza in primo luogo come persona. Per questo sono rimasta estremamente stupita quanto Mons. Sequeri dichiarava nel Commento sull’approvazione dei nuovi Statuti del 19 luglio 2019 che l’obiettivo del nuovo Istituto sarebbe quello di “rendersi apprezzabile sul campo, in riferimento all’intelligenza della fede e della realtà”, sottolineando l’importanza del “principio di realtà”: niente di più concreto dei contenuti che avevo ricevuto dai docenti durante gli anni dei Master!

La lettura illuminata da parte dei docenti di Amore e responsabilità e delle principali Encicliche e testi magisteriali in materia di morale familiare ed amore coniugale hanno potuto dare anche a me, che non ho un percorso accademico in teologia e avevo comunque un altro indirizzo professionale, i fondamenti della teologia morale che mi ha aperto l’orizzonte della chiamata da parte di Dio all’uomo alla vocazione sponsale; le basi dell’etica personalista come capacità di orientare l’agire umano verso la felicità piena; nonché il metodo dell’antropologia filosofica che ha risvegliato lo stupore sulla bellezza della persona che si esprime nella donazione di sé. Ringrazio per questo i professori di teologia morale Mons. Livio Melina, di etica generale p. José Noriega e di antropologia filosofica Stanislaw Grygiel che fedelmente ed in modo a me accessibile hanno trasmesso i contenuti fondamentali del magistero del Santo.


A seguito di quella formazione sono stata chiamata ad insegnare i corsi relativi alla biogiuridica nei Master di Bioetica Clinica di I livello e di Bioetica Clinica applicata di II livello promossi dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “La Sapienza” negli anni 2007 e 2008 e successivamente ho conseguito il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Tor Vergata.

Ringrazio il Santo che gridò il 22 ottobre 1978 all’omelia di inizio del pontificato: «Non abbiate paura. Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!». Avevo 9 mesi, ma ringrazio che da quella fessura è entrata tanta ricchezza di grazie.


Oggi vengono destituiti dai loro incarichi quei docenti che si sono spesi per illuminare la mia coscienza e formarmi come persona: devo trarne la conclusione che hanno tramesso contenuti contrari al magistero? Questo genera in me confusione e sconcerto: forse il magistero di Giovanni Paolo II non è più valido? Se così fosse, dovrebbe essere detto chiaramente, in virtù del dovere di insegnare i contenuti della fede da parte di pastori e vescovi, per consentire ai fedeli di formare la propria coscienza, a quanto mi risulta dai pochi rudimenti di diritto canonico appresi all’Università. Ma poiché non viene contestato nulla dei contenuti del loro insegnamento, allora ritengo sia frutto di un grande abbaglio.


Ringrazio perciò tutti i docenti grazie ai quali ho potuto aprire una porta alla Grazia: chiedo e imploro le Autorità Accademiche che non chiudano quella porta a tante altre persone che possono ancora beneficiarne.


Roma, 20 settembre 2019

Luisa Lodevole








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